Storytelling, dal carosello tv alla brand strategy

Gennaio 21, 2022

Una volta era il carosello, oggi è lo storytelling.

Ricordo di aver visto in qualche programma di revival il buon vecchio carosello pubblicitario trasmesso in tv tra fine anni ’50 e ’70. Era un vero e proprio programma con oltre 7 mila episodi trasmessi durante i quali andavano in scena micro film di pubblicità, messaggi lunghi, non in stile mordi e fuggi come quelli odierni. Questi messaggi narravano una breve storia, all’apparenza indipendente rispetto al prodotto che, solo verso la fine della narrazione, si mostrava e risolveva in pochi istanti il problema proposto nel filmato. Erano quello che, in gergo cinematografico, si definiscono corti.

Il carosello si può considerare, a mio avviso, l’antesignano dell’attuale storytelling. Non credi? Un modo per narrare e presentare un prodotto/servizio senza troppa autoreferenzialità. E l’intervallo Rai? Ogni tanto, mio nonno me ne parlava e, quand’è in vena nostalgica, la Rai lo ripropone. È un pezzo di storia della tv e, nel suo piccolo, è storytelling visual. All’epoca era un riempitivo tra un intrattenimento e l'altro. Si tratta di una sequenza di immagini bucoliche in bianco e nero oppure di città italiane, di località turistiche. Insomma, erano foto tematiche e seguivano una narrazione visiva stabilita a priori.

Cos’è lo storytelling e quant’è importante raccontarsi?

Oggi, lo storytelling acquisisce sempre più importanza, soprattutto se ben realizzato, se non risulta pesante, ripetitivo. Può fare la differenza per la notorietà di un brand. Naturalmente deve essere efficace e costante, sempre aggiornato e fresco, rispettare regole precise, come il tono di voce, lo stile di comunicazione e il tutto basato su strategia, obiettivo e target di riferimento ben chiari.

L’azienda deve sapere a chi si rivolge, in quale contesto sociale e in quale periodo storico. Deve stimolare l’interesse dei lettori, la loro partecipazione ed essere coerente con i valori e la mission aziendali.

Lo storytelling non è “solo” raccontare una storiella, ma farlo al fine di ottenere un risultato che si possa quantificare, analizzare e, in base ai dati raccolti, se necessario, “aggiustare il tiro” dello storytelling stesso. Niente è fisso. Tutto è in continua evoluzione, quindi è giusto che la narrazione sia fluida, soprattutto se si scrive in ottica SEO (digital storytelling), quindi per la Rete.

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