Lo smartworking piace alle aziende e ai lavoratori

Settembre 9, 2022

Lo smartworking fa bene alle aziende e ai lavoratori. A sostenerlo è la ricerca di MeglioQuesto e Tecnè realizzata per fotografare l’Italia imprenditoriale nel periodo della pandemia ancora in corso. Il cosiddetto lavoro agile è una modalità che in Europa e, in particolare in Italia, è approdata in ritardo rispetto ad altri Paesi e che il virus Sars-CoV2 ha “imposto” pur essendo regolato già da alcuni anni dalla legge 81/2017 che “nel garantire parità di trattamento economico e normativo tra lavoratori agili e ordinari, indica nel lavoro agile uno strumento di incremento della produttività e di conciliazione vita lavoro”.

Nel 2019, quindi subito prima della diffusione della pandemia, Eurostat ha stimato che la percentuale di lavoratori da remoto in Italia corrispondeva al 3,6%, concentrati soprattutto in aziende di grandi dimensioni, contro la media del 6% negli Stati dell’area euro o del 14% di Paesi Bassi e Finlandia.

Tra il 2020 e il 2021 le aziende, private e pubbliche, sono state costrette a riorganizzare la distribuzione del lavoro consentendo ai collaboratori di lavorare in “home office”, ovvero dalle proprie abitazioni raggiungendo obiettivi professionali fuori dalle mura degli uffici.

Questo ha avuto come diretta conseguenza maggiore necessità di internet e di connettività veloce, stabile e affidabile, aspetto che ha contribuito notevolmente allo smartworking consentendo alle persone di lavorare in qualsiasi luogo. Secondo la commissione per i diritti e i doveri relativi ad internet, l’accesso alla Rete è un diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale.

Sommario

Prorogare e semplificare il lavoro agile

Ad emergenza epidemiologica superata lo smartworking non è andato in soffitta ma molte aziende lo hanno prorogato, così come ha fatto il Ministero del lavoro e delle politiche sociali che lo scorso anno ha annunciato il rinnovo per le pubbliche amministrazioni. In realtà non si tratta solo di un rinnovo bensì di una procedura amministrativa semplificata per l’attivazione di prestazioni di lavoro agile. Tale semplificazione sottolinea quanto questo approccio abbia riscosso, e riscuota, successo anche slegato dall’urgenza.

Flessibilità di orari, risparmio economico per ridotto uso di mezzi pubblici e auto personali per raggiungere le sedi aziendali, riduzione d’inquinamento atmosferico, di traffico, di tempo, sono alcuni vantaggi a favore dei lavoratori in smartworking ma valgono anche per le aziende che vedono la produttività incrementata. Non vige più la “regola” comportamentale del controllo gerarchico da parte del datore di lavoro, sostituita da un orientamento più orizzontale e basato sulla verifica del raggiungimento degli obiettivi non sulle ore trascorse alla scrivania aziendale.

Nonostante gli smartworker siano diminuiti rispetto ad inizio pandemia visto il rientro in sede di alcuni lavoratori, la formula del lavoro agile si conferma nell’89% delle grandi aziende e nel 62% della pubblica amministrazione.

Le stime di Osservatori.net rivelano che saranno 4,8 milioni i lavoratori agili ibridi dopo il coronavirus, impiegati sia a casa sia in ufficio dove il graduale rientro, a seguito della campagna vaccinale, non comporta una rinuncia al lavoro agile. 

Per più di un terzo dei lavoratori è migliorato il worklife balance, il rapporto vita famigliare-professione, la produttività e l’efficienza ma il 28% lamenta una sofferenza da tecnostress e il 17% da overworking. Tali ultime caratteristiche si traducono in eccesso d’uso di tecnologia e incapacità di separare il tempo dedicato al lavoro da quello desinato alla vita privata restando connessi a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno. In pratica, impossibilità di staccare la spinta nonostante si parli molto di diritto alla disconnessione. Ragion per cui le aziende, anche di piccole dimensioni, stanno valutando l’adozione di buone pratiche condivise con i lavoratori al fine di tutelare il lavoro da remoto senza ricadute negative sulla sfera personale, garantendo così efficienza e salute dei collaboratori.

Smartworking come filosofia manageriale

Lo smartworking è una filosofia manageriale, non solo un modo per affrontare una temporanea esigenza. È un nuovo approccio al lavoro che restituisce alle persone autonomia in termini di orari, scelta di spazio in cui lavorare e di strumenti da usare. Inoltre, responsabilizza e motiva i collaboratori in merito al raggiungimento dei risultati. Dal lato aziendale, consente di abbattere costi di gestione lavorativa, affitti di spazi, utenze, manutenzioni varie.

L’indagine di Confindustria sul lavoro calcola che, in media, un’azienda su dieci abbia proposto lavoro agile ai propri dipendenti e un altro 10%, pur non avendolo introdotto e non avendo necessità di farlo, sta valutando questa opzione.

Contatti umani e lavoro da remoto

I risultati della ricerca dell’osservatorio smart working del Politecnico di Milano evidenziano un’altra conseguenza di tale disposizione lavorativa: mancanza di contatto umano. Con il lavoro agile, specie se non previsto in modalità ibrida, ovvero in parte in ufficio e in parte a casa, vengono meno le interazioni sociali tra colleghi, gli scambi di opinioni, le partecipazioni dirette e informali, i momenti di pausa in cui si possono creare rapporti interpersonali che migliorino l’ambiente professionale.

Ciò implica l’impellenza di strutturare un nuovo metodo comunicativo e relazionale. Il rapporto sullo smart working della direzione centrale studi e ricerche dell’Inps affronta anche questo tema denotando che per oltre il 59% dei lavoratori lo sw non mina rapporti già consolidati ma rende più complicata la collaborazione tra colleghi, soprattutto in termini di sviluppo professionale.

Per rispondere adeguatamente alle criticità del lavoro smart, la filiera imprenditoriale, soprattutto le Pmi, deve ridefinire la propria programmazione interna con uno sforzo di coordinamento e gestione che, a lungo termine, potrà apportare benefici economici e di vivibilità.

L’Aidp (associazione italiana per la direzione del personale) ritiene che il 90% delle aziende sia disposto ad abbracciare lo smartworking come modalità definitiva di lavoro e quasi il 58% dei nuovi assunti o dei dipendenti prossimi al rientro in sede condiziona il proprio impegno alla possibilità di optare per il lavoro agile.

Donne penalizzate nel rientro in ufficio

Secondo lo studio universitario del politecnico milanese le donne sembrano penalizzate più dei colleghi uomini al rientro in ufficio. Questo perché più inclini ad usufruire di spazi condivisi, uffici, università, biblioteche pubbliche e così via. Tendenza accantonata nelle varie fasi di lockdown in cui il contatto diretto con i colleghi era precluso per contenere la diffusione virale. Le stime del politecnico mostrano che gli uomini, alla riapertura delle aziende e, nel caso specifico dei campus universitari, hanno occupato nuovamente le proprie “vecchie” postazioni, soprattutto in uffici singoli, personali, mentre le donne, collocate in uffici condivisi, hanno dovuto proseguire il lavoro a casa con maggior frequenza, riscontrando difficoltà a tornare alla propria sede di lavoro.

Aziende virtuose e lavoro agile

La necessità di lavorare da remoto ha spinto molte persone ad adeguare i propri ambienti famigliari e personali per creare una postazione professionale di cui servirsi ogni giorno, magari tra tinello e corridoio non avendo sempre la possibilità di ampi spazi. Ad aiutare questi “improvvisati designer” è la startup californiana Bumblebee Spaces di ingegneristica robotica domestica che costruisce spazi modulari intelligenti a prezzi contenuti per sfruttare al meglio ogni centimetro della casa, specie se piccola, e del cortile, se presente. Un’azienda che ha individuato un nuovo bisogno del mercato e ne ha fatto un business per realizzare “ambienti sartoriali”, cioè su misura degli smartworker.

Un esempio è dato dalla rivisitazione del letto di un monolocale che, quando non si utilizza, viene sollevato letteralmente verso il soffitto da un meccanismo esteticamente gradevole lasciando, così spazio ad una postazione da ufficio. Stessa cosa per una scrivania che può trovarsi nel bel mezzo di una stanza quando si lavora ma che si può riporre nel soffitto lasciando intatti computer, agenda, cancelleria e via dicendo. In pratica, una sorta di mini ufficio che sparisce e compare all’occorrenza.

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