
Non è un tema recente, ma è discusso e sempre interessante per gli utenti, soprattutto per chi utilizza i social per lavoro! Facebook, già da tempo, ha ridimensionato il “peso” degli hashtag sul proprio social blu rispetto alla loro introduzione.
Il famigerato “cancelletto” # davanti alle parole è stato introdotto nel 2013 sulla piattaforma di Mark Zuckerberg, seguendo l’esempio di altri social, come “etichetta” per aggregare notizie tematiche e cercarle più agevolmente. Uno spazio in cui, tramite termini specifici, si raccolgono argomenti, post, link. Aspetto, questo che ha attirato l’attenzione degli inserzionisti, per ovvi motivi commerciali. Risultato? Una folla di # ovunque. Una folla inutile e confusionaria provocata dall’utilizzo incoerente, poco pertinente e irrazionale, di hashtag associati a parole vaghe, imprecise, generiche e, molto spesso, addirittura ad articoli grammaticali… come se l’# collegato a “il” potesse avere un senso!
Sommario
Gli utenti di Facebook, tralasciando il diverso scopo di questo social rispetto a Instagram, Twitter, Pinterest, dove l’hashtag segue una logica d’altro genere, hanno iniziato a lanciarli come chicchi di riso alle nozze. Nel feed delle notizie di Facebook è difficile, infatti, individuare i famigerati # e, a livello, di performance, di riscontro dei post commerciali, la resa non è di valore e possono anche essere penalizzanti, in quanto incrementano la lunghezza del post, inutilmente. Non solo, molto spesso, gli utenti trovano fastidiosi gli hashtag perché interrompono il flusso di lettura e lo appesantiscono, soprattutto quando vengono postati… a pioggia!
I dati più recenti, inerenti alle ricerche condotte sul campo per verificare l’utilità degli hashtag per i brand che monetizzano su Fb, non lasciano spazio a incertezze. Non servono. Trustinsights, nel periodo gennaio-febbraio 2019, ha valutato quasi 1.8 milioni di social post al fine di comprendere i criteri che incidono maggiormente nel successo di un post. In fondo alla lista di 11 fattori determinanti considerati fanno timidamente capolino gli hashtag. Come dire, non danneggiano in termini economici, ma non fruttano nemmeno a livello di copertura.
Hootsuite, uno dei tool più utilizzati da chi si occupa di social media management, a fronte di specifiche analisi, consiglia di utilizzare uno o due hashtag al massimo su Facebook data la scarsa resa. Non si vuole, infatti, demonizzare l’hashtag in generale, ma sottolineare la necessità di pubblicarlo in maniera studiata, calzante, rispetto al proprio brand in modo che sia facilmente identificabile e identificativo di un marchio, di un prodotto/servizio/evento (branded hashtag) o di strategie come le campagne multicanale cross-channel.
Il futuro del “cancelletto” non ci è noto in un settore in continua evoluzione dove tutto può accadere e sta già accadendo mentre leggi questo articolo.
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