Bukhara, città asiatica sulla Via della Seta

Maggio 18, 2021

Asia centrale. Uzbekistan, Paese indipendente dal governo sovietico dal 1991 e terra di edifici antichi, chilometri di steppa, contraddizioni e città storiche, patrimonio Unesco.

Lyabi-Hauz.  Espressione tagika per definire una piazza realizzata intorno ad una vasca e, questa in particolare risale al 1620, all’ombra di antichi gelsi fioriti che emanano il loro profumo sin dalla notte dei tempi, da quando, appena arbusti, sono diventati il parasole di Lyabi-Hauz.

Qui, vecchi uzbeki sorseggiano il loro tè cocente nella tranquillità del posto.

E ancora qui, a Bukhara, è così, sebbene quei vecchi uzbeki abbiano dovuto trovare altra collocazione per far spazio, in quest’angolo cittadino, alle attività turistiche.

Siamo nel cuore dell’Asia. A 250 chilometri a valle di Samarcanda, sul fiume Zerafshan in Uzbekistan. Terra dalle elevatissime temperature estive e dal freddo intenso invernale.

Terra che si estende per 1500 chilometri. Semidesertica e verde solo per le coltivazioni forzate di cotone. Terra di disastri ambientali come il prosciugamento del lago d’Aral. Terra, una volta governata dalla sovietica Russia e crocevia di diverse culture, lungo la mitica via della seta.

Sommario

Il centro storico e il minareto di quasi 50 metri di altezza

Bukhara è una delle città uzbeke che conserva il fascino millenario del passato, che ancora consente di ammirare il suo splendore come se arrivasse direttamente da secoli addietro.

Qui il centro storico, patrimonio Unesco, il minareto Kalon (1127), l’edificio più alto della zona il cui nome in tagiko, lingua persiana, significa “grande” dati i suoi 47 metri di altezza, il parco Samani, il mercato agricolo, i bazar, sono immuni al decorrere del tempo.

Si può passeggiare scorgendo ad ogni angolo un suggestivo punto di osservazione e contemplazione. La madrasa di Nadir Divanbegi, inizialmente voluta come caravanserraglio, luogo di sosta per i commercianti, i viandanti e i loro animali, poi madrasa per ordine del Khan, il reggente. Ancora un’altra madrasa è quella di Kukeldash di Abdullah II, una volta la più grande scuola islamica dell’Asia centrale.

I caratteristici bazar al coperto

Particolarità della città è data dai bazar al coperto. La zona a nord e a ovest di Lyabi-Hauz era interamente dedicata al commercio nei bazar, labirintici vicoli e gallerie per i negozi accolti sotto i tetti sormontati dalle cupole per convogliare all’interno aria fresca e temprarsi dalla calura eccesiva.

Oggi i tre bazar coperti, ristrutturati in epoca sovietica, sono un’attrazione, soprattutto per i viaggiatori e sono distinti in sezioni, in base alle merci in vendita.

Ognuno di questi bazar era adibito ad un’attività specifica, diversamente da ora. Il Taqi-Sarrafon era il luogo dei cambiavalute, il Taqi-Zargaron quello dei gioiellieri e, infine il Taqi-Telpak Furushon era dedicato ai cappellai

E, a proposito di cappelli, Bukhara offre una molteplicità di variazione sul tema. Cappelli di ogni tipo e per ogni testa. Solitamente, i più richiesti sono ampi, alti sul capo e rivestiti di pelliccia di animale. Indossati indistintamente d’estate e d’inverno per proteggersi, rispettivamente dal caldo e dal freddo.

I bazar, attualmente sono un avvicendarsi di bancarelle che vendono di tutto. Dalle stoffe vistose e colorate alle stole di pelo di cammello, leggere e morbide, ai meravigliosi tappeti asiatici elaborati con antichi telai dalle donne locali, ai formaggi esposti senza alcun riguardo all’igiene e lasciati alle intenzioni delle mosche, alle carni i cui tagli, soprattutto lingue di bovino, vengono allineate, in bella vista, su tavolacci insanguinati. Inutile parlare di banco frigo.

Il saluto uzbeko per lasciare Bukhara alla maniera locale

L’artiglieria sovietica ha lasciato il suo amaro segno. Poco distante dal bazar dei gioiellieri, si erge la madrasa di Ulughbek del 1417. Questi era nipote del tiranno Tamerlano. La madrasa è ornata da piastrelle azzurre e lasciata all’incuria dei piccioni e all’ospitalità di un piccolo museo che mostra le foto dell’edificio dopo gli attacchi militari del 1920.

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