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	<title>Viaggi - Monica Genovese </title>
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	<description>La scrittura è la mia passione</description>
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	<title>Viaggi - Monica Genovese </title>
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		<title>A passeggio sui tetti di Gerusalemme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Genovese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Dec 2021 10:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[Ti racconto brevemente il mio viaggio a Gerusalemme, la mia esperienza di passeggiare sui tetti della città santa d'Israele.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come i gatti, qui le persone passeggiano sopra le case. Che siano musulmane, ebree, cristiane, non importa. Nella città santa il cielo è di tutti. E sotto il cielo non c’è distinzione.</p>



<p><strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gerusalemme" target="_blank" rel="noopener">Gerusalemme</a></strong>. La città santa d’Israele. <strong>La città contesa </strong>e animata da mille volti diversi perché diverse sono le usanze antiche, le religioni di appartenenza. È in questo luogo che tutto inizia, che la storia si trasforma in quotidianità e si vive sulla pelle di chi a <strong>Gerusalemme</strong> abita.</p>



<p>Non è solo una città. È una sensazione, un’emozione da condividere, da esternare e che, non sempre, si riesce ad esprimere interamente perché mentre si scopre, Gerusalemme cambia aspetto. Ogni volta è nuova e ogni volta raccoglie una sfida. Quella più importante è la convivenza pacifica di più culture.</p>



<p>Cammino per le sue strade vedendo sfilare musulmani, ebrei, bambini con i riccioli che sfuggono dai tipici cappelli neri, viaggiatori, pellegrini. Qui c’è di tutto. E lo spazio è talmente vissuto in ogni suo angolo, talmente catturato dal desiderio che diventa bisogno di farlo proprio che, qui, a Gerusalemme le persone si trasformano in... gatti.</p>



<p>Non bastano le strade per conoscere la città. “Lei” vuole essere vista anche dall’alto. E allora eccomi, come altri, sui suoi tetti. Mi muovo agevolmente sui tetti delle case. Il percorso è semplice, comodo. È come camminare in strada, ma più in alto. Più in alto delle abitazioni. Più vicino al cielo.</p>



<p>Non c’è da scalare o da arrampicarsi. È sufficiente passeggiare, salire qualche gradino, inoltrarsi nei dedali di stradine create dai vari tetti e dalle differenti altezze delle case. E dall’alto non posso sapere a chi appartengano. &nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La città santa d'Israele vista dal cielo!</h2>



<p>Un modo per conoscere la città vecchia da un’altra prospettiva. Un modo, adesso forse l’unico, affinché Gerusalemme non abbia distinzioni. Sui tetti le tensioni della città santa si smorzano. Diventano più sfumate, più impercettibili e i luoghi di culto, cristiano, musulmano, ebreo, sembrano ancora più vicini di quanto non siano.</p>



<p>Formano un panorama unico fatto di guglie dorate, di croci, di mezze lune che si stagliano nel cielo come a volerlo raggiungere insieme. Seduta su uno dei tetti, sporgendomi un po’ in avanti, ascolto le voci di una famiglia, che nella propria lingua madre, chiacchiera ridendo.</p>



<p>Immagino che siano a tavola o davanti alla tv. È ora di cena e, mentre una voce femminile parla, quella maschile sembra rispondere, due bambini, correndo, sgattaiolano fuori dalla porta di casa. Probabilmente vanno a giocare. Li seguo con lo sguardo fin dove riesco, dall’alto della mia posizione, ma poi le strade si intrecciano, si aggrovigliano e li perdo.</p>



<p>Sento ancora quelle due voci. Mi domando cosa si dicano, di cosa parlino, forse dei conflitti politici, religiosi o, forse parlano dei figli, dei &nbsp;parenti, del lavoro. Argomenti comuni a tutto il mondo. Poi tacciono. Resto ancora sui tetti. La sera, lentamente inizia a calare. Questa è l’ora che preferisco. Quella del crepuscolo. Quando il giorno e la notte, per un istante, si sfiorano.</p>
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		<title>Strasburgo, capitale dei mercatini di Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Genovese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 13:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[Breve viaggio a Strasburgo, capitale culturale dell'Alsazia e del Natale. Le luci urbane rischiarano la città come se fosse giorno anche nella notte più cupa. Bancarelle vendono ogni tipo di articolo, palle di Natale in vetro colorato o dalle forme bizzarre, decori di ogni sorta e tantissime cicogne in legno, in stoffa o in altro materiale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È la città più ampia della Francia nord orientale, crocevia europeo, animato centro culturale che, in un determinato momento dell’anno, esplode di eccentricità e festeggia sé stessa.</p>



<p>Capitale culturale dell’Alsazia, rigogliosa regione francese, è <strong>Strasburgo</strong>. Cosmopolita, vivace ed elegante, si presenta, sia moderna, per le sue architetture e il rinomato edificio che ospita il Parlamento Europeo, sia tradizionale per ogni altro aspetto.</p>



<p>Le strade sono adorne di negozi e di winstube, tipici ristorantini alsaziani i cui profumi di formaggio misto alla cucina locale, si diffondono nell’aria come un silenzioso, ma efficace richiamo al ristoro.</p>



<p>Strasburgo è una città eclettica che offre molto al viaggiatore. Prima, fra tutte le sue bellezze, è l’incontrastata cattedrale di Notre-Dame. Un enorme pizzo gotico. Suggestiva e dal fascino misterioso.</p>



<p>Questo luogo è magnetico e nel periodo natalizio indossa l’abito della festa, quello più colorato. Lungo le vie principali, ma anche nelle laterali stradine, negozi, ristoranti, abitazioni private, si vestono di luci, festoni, pupazzi, palle natalizie. Insomma, qualsiasi cosa possa trasferire alla città il sentore festivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Addobbi, decori, colori e canti natalizi in ogni strada!</h2>



<p>I balconi, le finestre, si addobbano con numerosi peluche bianchi a forma di orsacchiotti con nastri rossi e dorati al collo. Renne pupazzo fanno capolino da ogni angolo degli edifici. In bella mostra tanti Babbo Natale appesi ai lampioni, ai portoni delle case, fuori dalle botteghe.</p>



<p>Le luci urbane rischiarano la città come se fosse giorno anche nella notte più cupa. Bancarelle vendono ogni tipo di articolo, palle di Natale in vetro colorato o dalle forme bizzarre, decori di ogni sorta e tantissime cicogne in legno, in stoffa o in altro materiale.</p>



<p>Tutto si trasforma in questo momento dell’anno perché Strasburgo vuole essere la capitale del Natale. Vanitosa, luminosa, appariscente. Sembra imbellettarsi davanti allo specchio di un’antica toilette solo per il gusto di osservarsi.</p>



<p>Il clima freddo, le persone infagottate nei propri abiti, i volti semi coperti da ampi cappelli e i piccoli sbuffi d’aria che sfuggono dalle labbra quando si parla... tutto questo fa parte di questa incantevole scenografia d’autore.</p>
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		<title>Fuente Magica, mi illumino di immenso a Barcellona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Genovese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Oct 2021 07:56:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[Un breve viaggio, a due passi da casa, per scoprire la meraviglia della fontana magica di Barcellona. Sosta imperdibile.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Viaggio a Barcellona!</p>



<p>È il matrimonio perfetto. Un sodalizio di tecnologia, computer e magia. Quando l’high tech è al servizio della fantasia nasce una meraviglia come la fuente di <strong>Montjuïc</strong>, in Spagna.</p>



<p>“Giochi ogni giorno con la luce dell’universo”. Così inizia una delle numerose poesie di Pablo Neruda.</p>



<p>Ed è la luce che forza l'emozione ad ogni sussulto provocato dalla visione di una piccola meraviglia. Una fontana ballerina.</p>



<p><strong>Barcellona</strong>, terra di Spagna, o meglio terra di Catalogna, caliente e appassionata. Incantatrice, come le mitologiche sirene di Ulisse. Tentatrice come il serpente di Eva.</p>



<p>Qui, tra la vivacità e l’allegria, ogni sera in alcuni periodi dell’anno, va in scena un mirabile spettacolo dove i protagonisti sono gocce d’acqua, luci, suoni e colori.</p>



<p>A Montjuïc, la montagna situata tra la città ed il mare, al centro di una piazza alla quale si accede salendo pochi gradini, tra Plaza de España e la collina di Montjuïc, si trova una fontana. Non una qualunque. Ma la fontana magica. La fuente.</p>



<p>In posizione strategica e panoramica, è opera dell’architetto Carles Buigas che la realizza nel 1929, in occasione dell’esposizione universale di quell’anno. Da allora ad oggi, la sua creatura regala ai barcellonesi e ai viaggiatori un’esperienza visiva e sonora unica nel suo genere.</p>



<p>Per la sua costruzione vengono impiegati circa tremila addetti ai lavori e, in meno di un anno, è inaugurata sotto lo sguardo incredulo di ogni visitatore.</p>



<p>Si raggiunge facilmente dal centro cittadino. Bastano poche fermate di metropolitana. Una fila simmetrica di piccole fontane, ai lati della piazza, conduce, passo dopo passo, alla <strong>fuente magica</strong>. È come una passerella, il tappeto rosso hollywoodiano su cui si mostrano le star.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando cala la sera, il sipario si alza e lo spettacolo comincia</h2>



<p>A ritmo di musica incalzante e potente, prende vita la coreografica. Ed è una coreografia fatta di magia. Nel vero senso del termine. Certo, è una magia resa dai computer, ma il risultato lascia senza fiato.</p>



<p>Quando la musica inizia, fasci di luci proiettano colori e bagliori luminosi sui getti d’acqua. Questi possono raggiungere un’altezza incredibile. A seconda dell’intensità musicale, i getti d’acqua cambiano il loro movimento. Come ballerini danzano in sincronia con la musica stessa.</p>



<p>Dolcemente, lentamente e a flussi più bassi, quando le note si sfumano. Incessantemente, a flussi impetuosi ed elevati, quando le note si innalzano.</p>



<p>Le tonalità mutano a seconda dell’”umore” della fuente e dei suoi passi di danza.</p>



<p>Le musiche cambiano e così anche i colori, mentre l’acqua continua a muoversi come se avesse le scarpette da ballo ai piedi.</p>



<p>Montjuïc diventa una sorta di loggione da cui assistere alla manifestazione artistica.</p>



<p>Non ci sono altri suoni o rumori attorno. È come vedere la musica, non solo ascoltarla.</p>



<p>È l’assolo poetico della fuente magica.</p>



<p><a href="https://www.barcelona-tourist-guide.com/it/albums-it/magic-fountains-montjuic/index.html" target="_blank" rel="noopener">Qui</a> info e orari della fontana magica.</p>
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		<title>La cucina incantata. Le ricette tratte dai film di Hayao Miyazaki</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Genovese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Sep 2021 15:02:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[Recensione del libro La cucina incantata. Le ricette tratte dai film di Hayaho Miyazaki. Un libro piacevole, scorrevole per gli appassionati di cucina nipponica, anime e non solo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Appassionati di lettura?</p>



<p>Appassionati di cucina?</p>



<p>Appassionati di cinema?</p>



<p>Se la risposta è si anche ad una sola delle domande, allora questo articolo è tagliato su misura per ognuno di noi perché stiamo per scoprire una novità interessante e davvero piacevole. Si tratta dell’ultima fatica letteraria di <strong>Silvia Casini</strong>, giornalista e scrittrice. Autrice de “Un tè con Mr Darcy”, scritto a quattro mani con <strong>Raffaella Fenoglio</strong>, scrittrice e blogger ligure di origini piemontesi e <strong>Francesco Pasqua</strong>, sceneggiatore ed editor cinematografico. L’opera realizzata dal trio di professionisti, “<strong>La cucina incantata. Le ricette tratte dai film di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Hayao_Miyazaki" target="_blank" rel="noopener">Hayao Miyazaki</a></strong>”, è un omaggio all’indiscusso maestro della cinematografia giapponese attraverso la cucina, le pietanze, i cibi di cui lui stesso racconta nelle sue opere d’animazione. Il titolo, per chi conosce il “papà” dello <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Studio_Ghibli" target="_blank" rel="noopener">Studio Ghibli</a>, non va nemmeno spiegato!</p>



<p>In questa piccola perla letteraria, scritta in modo scorrevole e leggero, sono condensate elegantemente 11 ricette. Raccontate insieme ai film da cui sono tratte in modo da presentare al lettore il contesto, l’ambientazione e la trama di cui fanno parte, di cui sono co-protagoniste. Eh si, il cibo (i disegni del cibo) nelle opere di Hayao Miyazaki ha sempre un posto di rilievo, di riguardo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’importanza del cibo nella cultura nipponica e nelle opere di Miyazaki</h2>



<p>È rappresentato in maniera unica con una cura maniacale per il dettaglio perché il cibo, la tavola, la pietanza, è amore, passione, conforto, cultura, crescita, evoluzione sociale. Non si tratta “solo” di mangiare, ma di cibare l’anima e di coinvolgere lo spettatore, di fargli sentire gli odori e i suoni del pasto come se fosse a tavola insieme ai protagonisti delle varie storie. I film del maestro trasmettono la fragranza delle verdure, lo sfrigolio della frittura, il bollore di una zuppa sui fornelli accesi, persino l’umidità del vapore di cottura. I disegni animati sono appetitosi, gustosi. Il cibo è appartenenza ad una storia, ad una tradizione, ad una famiglia. Niente più della cultura popolare culinaria può spiegare la crescita, il cambiamento e il legame di un popolo intero con il suo passato.</p>



<p>Ecco perché questo libro si può considerare un ricettario, così come un racconto delle usanze nipponiche e di alcuni aspetti curiosi che ruotano attorno allo Studio Ghibli. In fondo, a pensarci bene... è anche un libro di narrativa di viaggio.</p>



<p>Un glossario, preciso e chiaro, rende più facile la comprensione di alcuni ingredienti tipicamente orientali che potrebbero non essere di facile reperibilità in Italia (ma con lo shopping on line possiamo risolvere tale pecca!) per realizzare una (o tutte) delle ricette proposte ed è impossibile che, dopo aver letto questo libro, non venga voglia di cimentarsi in cucina con mestoli e tegami. Inoltre, ogni ricetta originale tratta dai film vanta anche una variante vegetariana ed una golosa (identificate con simboli diversi).</p>



<p>Ecco una delle pietanze originali che Hayao Miyazaki mostra in “<strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_mio_vicino_Totoro" target="_blank" rel="noopener">Il mio vicino Totoro</a></strong>”.</p>



<p>Bentō classico alla Totoro. Iniziamo a reperire gli ingredienti dopodiché, libro alla mano, possiamo dilettarci nella preparazione della ricetta ben spiegata.</p>



<p>Buona lettura e buon appetito!</p>



<p></p>



<p></p>



<p><strong>Ingredienti per 1 bentō box</strong></p>



<ul><li>1 pesce shishamo (pesce simile all’acciuga)</li><li>100 gr di merluzzo</li><li>1 foglio di alga Kombu (molto usata per insaporire e addolcire in modo naturale)</li><li>100 gr di gohan (riso bianco giapponese cotto)</li><li>un pizzico di polvere rosa per sakura denbu (purè di pesce rosa, colore ottenuto con colorante rosso. Il nome sakura evoca il colore dei fiori dei ciliegi giapponesi)</li><li>1 umeboshi (condimento a base di prugne salate)</li><li>aceto</li><li>sale e zucchero</li><li>olio evo</li></ul>



<p></p>



<p></p>



<p><strong>Titolo</strong>: La cucina incantata. Le ricette tratte dai film di Hayao Miyazaki</p>



<p><strong>Autori</strong>: Silvia Casini, Raffaella Fenoglio, Francesco Pasqua</p>



<p><strong>Editore</strong>: <a href="https://www.trentaeditore.it/silvia-casini-raffaella-fenoglio-e-francesco-pasqua/" target="_blank" rel="noopener">Trenta Editore</a></p>



<p><strong>Pagine</strong>: 143</p>



<p><strong>Prezzo</strong>: 14,00 €</p>
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		<title>Cipro, in viaggio nell’isola di Afrodite tra zaini, bambini, spiagge d’oro e...</title>
		<link>https://www.monicagenovese.com/cipro-in-viaggio-nellisola-di-afrodite-tra-zaini-bambini-spiagge-doro-e/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Genovese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2021 14:41:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[Cipro, una delle spiagge incontaminate dell'isola. Sabbia d'oro, acque cristalline e... pace!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È l’isola di Afrodite, dea dell’amore, nelle cui acque limpide si immergeva con il suo amante.</p>



<p>È l’isola le cui fonti, secondo la leggenda locale, sono elisir di giovinezza e lunga vita.</p>



<p>È l’isola divisa tra mare e cielo, tra Grecia e Turchia, tra Oriente e Occidente.</p>



<p>È l’isola di Cipro. Adagiata nel Mediterraneo Orientale, nei pressi delle coste turche e siriane.</p>



<p>A tre ore e mezza di volo dall’Italia che, in caso di viaggio con i bambini, specie se molto piccoli, bisogna rendere piacevoli. Inutile dire che, libri per l’infanzia, album da colorare, passeggiate lungo il corridoio, quando possibile, nonché la più fervida speranza della nanna, aiutino non poco.</p>



<p>Ti invito a continuare la lettura di questo articolo, ricco di informazioni pratiche per organizzare la partenza, soprattutto se il tuo è un viaggio in famiglia, sfogliando il web magazine Protagonista Donna dove ho pubblicato il mio diario di viaggio. <a href="https://www.protagonistadonna.it/diario-di-viaggio-cipro-con-figli/" target="_blank" rel="noopener">Buona lettura qui</a>.</p>
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		<title>La moschea rosa della Germania, nei pressi di Heidelberg</title>
		<link>https://www.monicagenovese.com/la-moschea-rosa-della-germania-nei-pressi-di-heidelberg/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Genovese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 May 2021 13:19:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[A pochi chilometri dalla nota cittadina tedesca Heidelberg, sorge il magnifico castello settecentesco ispirato a Versailles nel cui parco, la stravaganza è di casa. Poco distante dal confine con la Francia, a soli dieci chilometri ad ovest di Heidelberg, la città tedesca della filosofia, svetta, in tutto il suo splendore, il castello di Schloss Schwetzingen, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A pochi chilometri dalla nota cittadina tedesca Heidelberg, sorge il magnifico castello settecentesco ispirato a Versailles nel cui parco, la stravaganza è di casa.</p>



<p>Poco distante dal confine con la Francia, a soli dieci chilometri ad ovest di Heidelberg, la città tedesca della filosofia, svetta, in tutto il suo splendore, il <strong>castello di Schloss Schwetzingen</strong>, nell’omonima cittadina.</p>



<p>Non troppo distante dalla foresta nera, nel paese noto anche per la sua coltivazione di asparagi, lo sguardo si sofferma, incantato, sul castello che il principe elettore Carl Theodor, nel Settecento, volle a tutti i costi come sua residenza estiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il castello settecentesco di Schloss Schwetzingen</strong></h2>



<p>Lo Schloss Schwetzingen. Il culmine del barocco tedesco nella regione storica del Palatinato, già feudo dei conti palatini del Reno nel X secolo. Oggi nel <strong>Baden- Württemberg</strong>.</p>



<p>Nel cuore del paese che lo ospita, ci si trova innanzi al grande cortile dal quale si accede al castello e al suo originale parco, vera perla. Sulla facciata della mirabile costruzione rosa, si trova il grande orologio le cui lancette sono invertite. La piccola indica i minuti e la grande le ore. Questo per meglio consentire ai cavalieri, in lontananza, di leggere l’ora.</p>



<p>Valicato l’accesso ai giardini, lo sguardo, sgomento da tanta bellezza e ampiezza, si arresta. Il tempo si placa.</p>



<p>Rivolgendo le spalle all’edificio a forma semicircolare, al punto che sembra abbracciare il viaggiatore e accompagnarlo verso i giardini, ci si dirige alla scoperta di un mondo. Il mondo desiderato dal principe che aveva una innata passione per l’eccesso.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il parco della reggia ospita un tempio, una sala concerto e la moschea rosa</strong></h2>



<p>Il parco della reggia è un tripudio al tutto. I giardini, oltre settanta ettari, seguono il modello francese dell’epoca, mentre la superficie è occupata da un singolare tempio di Apollo, una sala concerto greco-romana, piccoli ponti che sovrastano il lago, a dorso d’asino, che richiamano lo stile orientale e, infine una monumentale moschea rosa i cui minareti, svettanti verso il cielo, la cupola e il portale, sono di stampo gotico tedesco.</p>



<p>È un edificio a scopo decorativo, di grandi dimensioni, luminoso ed eccentrico. La parte retrostante si affaccia sul laghetto (ghiacciato d’inverno) che ne accoglie il riflesso rosato. A sormontare i minareti svetta la mezza luna araba di colore oro.&nbsp;</p>



<p>Il paesaggio è d’incanto. Fiabesco. Sembra che, da un momento all’altro, una creatura fantastica debba uscire, per magia, dal lago. Il silenzio aiuta la contemplazione e il tramonto infuoca il colore della moschea.</p>



<p>La sensazione è la stessa che si provava da bambini, quando il cuore era pronto ad ascoltare una storia il cui inizio era: “C’era un volta, tanto tempo fa…”.</p>



<p>E, quindi… c’era una volta, nel Settecento tedesco, un principe dall’animo inquieto che trasformava i suoi capricci in realtà e, con un solo tocco di scettro, ordinava la costruzione di un edificio arabeggiante dalle mille e una fiaba.</p>
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		<item>
		<title>Bukhara, città asiatica sulla Via della Seta</title>
		<link>https://www.monicagenovese.com/bukhara-citta-asiatica-sulla-via-della-seta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Genovese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 May 2021 13:11:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[Bukhara, splendida città uzbeka con il suo minareto di quasi 50 metri, svettante verso il cielo. Città dal fascino millenario. Cosa vedere, cosa aspettarsi...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Asia centrale. <strong>Uzbekistan</strong>, Paese indipendente dal governo sovietico dal 1991 e terra di edifici antichi, chilometri di steppa, contraddizioni e città storiche, patrimonio Unesco.</p>



<p>Lyabi-Hauz.&nbsp; Espressione tagika per definire una piazza realizzata intorno ad una vasca e, questa in particolare risale al 1620, all’ombra di antichi gelsi fioriti che emanano il loro profumo sin dalla notte dei tempi, da quando, appena arbusti, sono diventati il parasole di Lyabi-Hauz.</p>



<p>Qui, vecchi uzbeki sorseggiano il loro tè cocente nella tranquillità del posto.</p>



<p>E ancora qui, a <strong>Bukhara</strong>, è così, sebbene quei vecchi uzbeki abbiano dovuto trovare altra collocazione per far spazio, in quest’angolo cittadino, alle attività turistiche.</p>



<p>Siamo nel cuore dell’Asia. A 250 chilometri a valle di Samarcanda, sul fiume Zerafshan in Uzbekistan. Terra dalle elevatissime temperature estive e dal freddo intenso invernale.</p>



<p>Terra che si estende per 1500 chilometri. Semidesertica e verde solo per le coltivazioni forzate di cotone. Terra di disastri ambientali come il prosciugamento del <strong>lago d’Aral</strong>. Terra, una volta governata dalla sovietica Russia e crocevia di diverse culture, lungo la mitica via della seta.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il centro storico e il minareto di quasi 50 metri di altezza</strong></h2>



<p>Bukhara è una delle città uzbeke che conserva il fascino millenario del passato, che ancora consente di ammirare il suo splendore come se arrivasse direttamente da secoli addietro.</p>



<p>Qui il centro storico, patrimonio Unesco, il <strong>minareto Kalon</strong> (1127), l’edificio più alto della zona il cui nome in tagiko, lingua persiana, significa “grande” dati i suoi 47 metri di altezza, il parco Samani, il mercato agricolo, i bazar, sono immuni al decorrere del tempo.</p>



<p>Si può passeggiare scorgendo ad ogni angolo un suggestivo punto di osservazione e contemplazione. La madrasa di Nadir Divanbegi, inizialmente voluta come caravanserraglio, luogo di sosta per i commercianti, i viandanti e i loro animali, poi madrasa per ordine del Khan, il reggente. Ancora un’altra madrasa è quella di Kukeldash di Abdullah II, una volta la più grande scuola islamica dell’Asia centrale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I caratteristici bazar al coperto</strong></h2>



<p>Particolarità della città è data dai bazar al coperto. La zona a nord e a ovest di Lyabi-Hauz era interamente dedicata al commercio nei bazar, labirintici vicoli e gallerie per i negozi accolti sotto i tetti sormontati dalle cupole per convogliare all’interno aria fresca e temprarsi dalla calura eccesiva.</p>



<p>Oggi i tre bazar coperti, ristrutturati in epoca sovietica, sono un’attrazione, soprattutto per i viaggiatori e sono distinti in sezioni, in base alle merci in vendita.</p>



<p>Ognuno di questi bazar era adibito ad un’attività specifica, diversamente da ora. Il Taqi-Sarrafon era il luogo dei cambiavalute, il Taqi-Zargaron quello dei gioiellieri e, infine il Taqi-Telpak Furushon era dedicato ai cappellai</p>



<p>E, a proposito di cappelli, Bukhara offre una molteplicità di variazione sul tema. Cappelli di ogni tipo e per ogni testa. Solitamente, i più richiesti sono ampi, alti sul capo e rivestiti di pelliccia di animale. Indossati indistintamente d’estate e d’inverno per proteggersi, rispettivamente dal caldo e dal freddo.</p>



<p>I bazar, attualmente sono un avvicendarsi di bancarelle che vendono di tutto. Dalle stoffe vistose e colorate alle stole di pelo di cammello, leggere e morbide, ai meravigliosi tappeti asiatici elaborati con antichi telai dalle donne locali, ai formaggi esposti senza alcun riguardo all’igiene e lasciati alle intenzioni delle mosche, alle carni i cui tagli, soprattutto lingue di bovino, vengono allineate, in bella vista, su tavolacci insanguinati. Inutile parlare di banco frigo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il saluto uzbeko per lasciare Bukhara alla maniera locale</strong></h2>



<p>L’artiglieria sovietica ha lasciato il suo amaro segno. Poco distante dal bazar dei gioiellieri, si erge la madrasa di Ulughbek del 1417. Questi era nipote del tiranno <strong>Tamerlano</strong>. La madrasa è ornata da piastrelle azzurre e lasciata all’incuria dei piccioni e all’ospitalità di un piccolo museo che mostra le foto dell’edificio dopo gli attacchi militari del 1920.</p>
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